La musica nell'antichità
La musica nell'antichità

L’archeologia molto spesso è disciplina oscura, complessa, difficile da apprezzare soprattutto per i profani di studi classici. Ancora più ardua è la ricerca delle origini storiche di pratiche artistiche, come la musica, strettamente legate al gesto effimero dell’esecuzione e delle quali, nell’antichità, restano ben poche tracce scritte e scarsi reperti archeologici.
Assai meritorio è perciò lo sforzo della Fondazione La Caixa che, con l’autorevole apporto scientifico del Museo del Louvre, ha realizzato la mostra dal titolo Musica nell’antichità, che dopo Barcellona e la sede del Louvre di Lens approda ora al CaixaForum di Madrid. Si tratta di un’esposizione affascinante, trasversale e tematica, che esplora le origini della musica nelle grandi civiltà del Mediterraneo – Mesopotania, Egitto, antica Grecia e Roma – alla scoperta degli antesignani dei moderni strumenti, del ruolo dei musicisti nella società, il significato religioso o sociale della musica, e, con l’aiuto delle nuove tecnologie, anche la ricreazione verosimigliante del tipo di suono emesso.

OTTO COMMISSARI PER 400 REPERTI
La mostra è frutto del lavoro congiunto di indagine storica e archeologica di otto commissari provenienti da importanti istituzioni francesi, oltre ovviamente al Louvre (due esperti per ogni civiltà); l’idea nasce dal programma Paesaggi sonori e spazi urbani nell’antico Mediterraneo, promosso nelle Écoles Fraçaises di Atene e di Roma e diretto dall’Institut Français de Archéologie Orientale di Parigi.
Dall’Iran alla Gallia romana, dal 2900 avanti Cristo fino al 395 dopo Cristo, i resti miracolosamente conservati di strumenti, le tavolette con iscrizioni di note musicali ante litteram e le molteplici rappresentazioni visive di interpreti musicali su reperti archeologici evocano i suoni di civiltà antiche, dove la musica era parte fondamentale della vita politica, sociale e religiosa. In totale sono circa 400 i reperti in mostra, tra i quali alcuni strumenti dell’antichità incredibilmente simili agli attuali, alcuni anche in ottimo stato di conservazione (soprattutto quelli ritrovati nelle tombe egizie).

PRESTITI ROMANI E NAPOLETANI
La maggior parte dei reperti provengono dai fondi del Museo del Louvre, ma una ventina di pezzi di assoluta importanza sono prestiti italiani, custoditi nei Musei Capitolini di Roma e nell’Archeologico di Napoli.
“Il pezzo più importante proveniente dall’Italia”, ci spiega in un perfetto italiano Alexandre Vicente, professore di storia romana dell’Università di Poitier e commissario della parte romana della mostra insieme con Christophe Vendries, “è un altare in marmo proveniente dai Musei Capitolini, datato anno 2 d.C. Sul bassorilievo è raffigurata una scena di sacrificio: al centro per la prima volta compare un personaggio che suona la tibiae (il flauto doppio romano), intonando una specie di silenzio per propiziare il rito sacrificale. Si tratta di una figura che diviene rilevante nell’ambiente religioso proprio a partire dai primi anni imperiali”.
Tra i reperti provenienti dall’Italia, anche un gigantesco corno in bronzo ritrovato quasi intatto a Pompei, alcune deliziose pitture murali di tema musicale provenienti dalle case di Ercolano e Pompei (dove peraltro si descrive la pratica dell’accordatura degli strumenti) e il bellissimo gong in ferro ritrovato nelle terme di Ercolano.

Federica Lonati

Madrid// fino al 16 di settembre
Musica nell’antichità –
CaixaForum, Paseo del Prado 36
www.obrasociallacaixa.org

La musica nell'antichità
La musica nell’antichità

fonte: www.artribune.com

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